I Tesori della Gambalunghiana – Manoscritti e incunaboli della Confraternita di San Girolamo


Solo nella giornata di sabato 10 giugno saranno esposti nelle Sale antiche i preziosi codici e incunaboli depositati a metà del Settecento nella Biblioteca Gambalunga dalla Confraternita di San Girolamo, che intende così presentare alla Città il suo contributo, sconosciuto ai più, all’arricchimento delle raccolte della nostra Biblioteca.

La Confraternita di San Girolamo è un’associazione di fedeli fondata a Rimini nella prima metà del XV secolo e tuttora presente e attiva in città. I suoi membri sin dall’origine erano impegnati in opere di pietà e carità grazie alle rendite delle numerose donazioni ricevute; inoltre svolgevano momenti di preghiera comune e di penitenza, secondo la liturgia e la cultura cristiana. Col tempo costituirono anche una biblioteca, che il confratello Giuseppe Garampi (1725-1792), all’epoca canonico della Basilica di S. Pietro e prefetto degli Archivi Vaticani e più tardi autorevole cardinale, propose di lasciare alla Gambalunga, dove in gioventù era stato vice-custode. Aderendo al suo suggerimento, nel 1758 la Confraternita vi depositò, mediante rogito del notaio Giovanni Battista Urbani, cinque manoscritti datati ai secoli XII-XV e tre incunaboli, che insieme costituiscono uno dei nuclei più significativi delle raccolte gambalunghiane.
Tra i manoscritti, basti ricordare il mutilo Passionario della seconda metà del XII secolo (Sc-Ms. 1), che la presenza di vite di santi martiri romagnoli, riminesi o particolarmente venerati nella diocesi di Rimini induce ad assegnare ad uno scrittorio riminese e con buona probabilità all’abbazia di S. Gaudenzio. Oppure il De civitate Dei di S. Agostino (Sc-Ms. 2), databile al 1415-1419, illustrato da 22 finissime iniziali figurate su foglia d’oro attribuibili alla prima attività del tardogotico “Maestro della Sagra di Carpi”. Il codice, scritto da Donnino da Borgo S. Donnino per Pandolfo Malatesta, signore di Bergamo e Brescia, rappresenta uno dei rarissimi testi miniati superstiti della biblioteca di Pandolfo III, che presso la corte bresciana teneva un attivo scrittorio, ed è, con la Regalis ystoria (Sc-Ms. 35), il solo codice superstite, in loco, della biblioteca dei signori di Rimini. O ancora i Tractatus contra Iudaeos di Niccolò di Lyra e di Girolamo da Santa Fe (Sc-Ms. 39), della seconda metà del XV secolo, illustrati da quattro eleganti iniziali decorate a motivi vegetali e animali fittamente intrecciati su fondo d’oro in foglia (la prima con iscritto lo stemma dei Gonzaga), eseguite da un raffinato miniatore lombardo e forse mantovano. Questo manoscritto riveste grande importanza per la storia della letteratura antigiudaica, perché trasmette insieme all’opera di Niccolò di Lyra (ca. 1270-1349), quella più rara di Girolamo da Santa Fe (fl. 1412-1414), che, scritta intorno al 1412 e nota col titolo De erroribus qui in Talmud continentur, rappresenta un nuovo tipo di letteratura antigiudaica.
Tra gli incunaboli, tutti con iniziali miniate, si ricordano almeno le Epistolae di S. Girolamo (4.P.II.6), stampate a Venezia da Antonio di Bartolommeo Miscomini nel 1476 e illustrate da due splendide miniature del “Maestro del De civitate Dei di Cesena”: una raffigurante S. Girolamo nel suo studio, l’altra S. Girolamo penitente nel deserto. Quest’ultimo episodio della vita del santo, a cui la cultura occidentale deve in particolare la traduzione latina della Bibbia dall’antica versione greca ed ebraica (Vulgata), è stato superbamente rappresentato da Guercino nella pala d’altare realizzata nel 1641 per la Confraternita di San Girolamo, oggi esposta nel Museo di Rimini.
I relatori illustreranno il significato dell’incontro e della mostra, legando il passato al presente. Il pubblico avrà anche l’occasione di visitare o rivisitare le Sale antiche della Biblioteca Gambalunga, che ha sempre saputo coniugare la vocazione di deposito delle memorie locali con quella di raccolta della produzione libraria nazionale e internazionale, e che nel 2015 è stata inserita da Rai letteratura fra le ventotto biblioteche italiane “che almeno una volta nella vita andrebbero visitate”.

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